Emozioni nella vita professionale - Salef
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emozioni nella vita professionale

Emozioni nella vita professionale

Comprendere e gestire le emozioni che viviamo nella vita privata ed in quella professionale richiede capacità di ascolto con se stessi e con gli altri, capacità di analisi, di auto-consapevolezza ed un lungo esercizio personale. Ancor più complesso però è comprendere cosa siano le emozioni e dare un significato all’emozione che stiamo vivendo in quel preciso momento.

Emozione, quale significato? L’Enciclopedia Treccani definisce emozione come: “processo interiore suscitato da un evento-stimolo rilevante per gli interessi dell’individuo. La presenza di un’emozione si accompagna a esperienze soggettive (sentimenti), cambiamenti fisiologici (risposte periferiche regolate dal sistema nervoso autonomo, reazioni ormonali ed elettrocorticali), comportamenti ‘espressivi’ (postura e movimenti del corpo, emissioni vocali).”

emozioni nella vita professionale

emozioni nella vita professionale

Vi invitiamo a pensare per un attimo a quanto spesso in contesti professionali ci siano inaspettate e nuove emozioni in grado di “rapirci” rischiando di sentirci ad un tratto sopraffatti ed incapaci di controllarle. Una riunione difficile, un obiettivo non raggiunto, un’incomprensione con un collega o con il proprio referente possono diventare esperienze spiacevoli che a volte generano molta inquietudine ed un forte stress in noi stessi e nel gruppo di lavoro. Impossibile in quell’istante non provare emozioni!

Tutti noi ancora ci stupiamo di quanto le emozioni sappiano “sequestrare” la nostra razionalità e siano in grado di coinvolgerci a tal punto da farci perdere il controllo sul contesto ed agire diversamente dal nostro usuale modo di affrontare un problema. In quei momenti ci chiediamo quindi, tutto questo poteva essere vissuto diversamente?

Crediamo sia importante il saper valutare le emozioni quotidiane che viviamo e definirle raggiungendo cosi la piena cognizione del proprio stato d’animo e delle persone con le quali siamo in relazione. Come possiamo definire consapevolmente le nostre emozioni se non conosciamo i meccanismi che le generano? Come possiamo essere leader di un team se non ci soffermiamo prima a riflettere sull’energia che esse possono innescare nel nostro gruppo di lavoro?

Negli anni scorsi diversi studiosi hanno studiato le emozioni in psicologia, tra i più conosciuti ricordiamo John D. Mayer e Daniel Goleman i quali hanno descritto l’emozione soffermandosi sul concetto di Intelligenza Emotiva: quello strumento del quale tutti noi siamo dotati e che permette di adattarci all’ambiente e di metterci in relazione con l’altro, sfruttando alcune competenze chiave quali la motivazione, la padronanza di sé e l’empatia. La letteratura sul tema è davvero vastissima e ad oggi le Neuroscienze proseguono nel loro cammino di ricerca per approfondire questi studi in diversi campi: dall’apprendimento individuale al mondo delle organizzazioni, dal contesto sociale a quello scolastico, dall’apprendimento degli adulti a quello del bambino.

L’emozione che proviamo in quell’istante ha origini antiche, è infatti frutto di un’ evoluzione personale che ci accompagna fin dall’infanzia grazie agli insegnamenti ed alle esperienze vissute in famiglia e nei primi gruppi di relazione come a scuola, nello sport, nel volontariato ed in famiglia. Vi capita mai di chiedervi “da dove nasce questa emozione in me ed a quale ricordo mi conduce?  A quali esperienze emozionali mi riporta?”.

La consapevolezza di cosa sono le emozioni e la gestione dell’emotività in famiglia e nel lavoro, non possono essere apprese o controllate infatti solo in età adulta: dai primi giorni di vita ma alcune ricerche affermano addirittura dal periodo perinatale, il modo in cui genitori, nonni ed adulti comunicano con il bambino lascia un segno significativo sul suo cervello emotivo e ne prepareranno il suo sviluppo in tutta l’età evolutiva.
Risulta quindi chiave la figura adulta che diventa centrale come esempio e come educatore di emozioni primarie e non solo di regole sociali. Questo è molto interessante per tutti noi e soprattutto per chi quotidianamente lavora nel campo della formazione dell’adulto.

Pensiamo a quanto sia complesso ma allo stesso tempo coinvolgente educare il bambino alla lettura delle sue emozioni ed alla relazione che esse hanno sull’ambiente in cui è inserito fin dalla nascita. Molti studi sulle emozioni in psicologa sostengono che spetta alla famiglia come primo nucleo sociale sottrarre il bambino dall’analfabetismo emotivo ed aiutarlo a scoprire l’ emozione significato.
E’ importante ricordare che il bambino di oggi sarà l’adulto di domani,si muoverà portando con sè il proprio bagaglio emotivo già preesistente, sempre pronto ad interpretare l’ ambiente ed il contesto nel quale sarà inserito sulla base di ciò che ha appreso nel suo percorso di vita.

Nell’elenco di emozioni più conosciute ricordiamo la parola empatia che oggi nel suo uso comune è identificata come quella capacità di offrire la propria completa attenzione e coinvolgimento emotivo all’altro interlocutore.
In questo con-te-sto, la relazione si basa quindi sull’ascolto, definito empatico e sulla comprensione dei sentimenti e dei bisogni fondamentali dell’altro.
Nelle relazioni interpersonali come in quelle professionali, la capacità empatica può rivelarsi un’attitudine chiave per un professionista in quanto lo rende capace di entrare in connessione profonda con il proprio interlocutore.

Pensiamo a tutti i professionisti che quotidianamente prestano le proprie competenze in contesti sociali, assistenziali, educativi o di aiuto e di servizio in genere: quanto la capacità di essere empatici è di fondamentale importanza? Quanto per molti professionisti possedere questa attitudine diventa un tratto distintivo ed esercita una forte attrazione?
Theresa Wiseman, una ricercatrice inglese di infermieristica, ha identificato nei contesti professionali che richiedono la capacità empatica, quattro qualità essenziali:
1.assunzione di prospettiva: vedere la realtà con gli occhi dell’altra persona o riconoscere che quella prospettiva è la sua verità;
2.astensione del giudizio: non giudicare mai il nostro interlocutore;
3.comprensione: riconoscere l’emozione profonda delle altre persone;
4.espressione: comunicargli le emozioni che vive.

Con questa lettura, l’empatia quindi non è simpatia e non è nemmeno compassione nei confronti del nostro interlocutore! Questa emozione e capacità è il riuscire a connettersi con l’altro generando sintonia, ascolto, scambio e comprensione. Una connessione che si genera nel contesto personale come all’interno dei sistemi professionali perchè in entrambi mettiamo in gioco noi stessi. Imparare a “stare” con l’altro, a connetterci con lui e con le sue emozioni è molto efficace.

Ci teniamo a ricordare quindi che l’empatia non è solo un’attitudine o una capacità legata al mondo delle emozioni ma spesso è una scelta comunicativa!
Scelgo di entrare in connessione con te e per farlo devo essere capace di entrare in connessione con quella parte dentro di me che conosce quella sensazione, anche se spiacevole.

Noi di SALeF osserviamo e valutiamo con passione il bagaglio di emozioni che si generano nei contesti aziendali di chi in questi anni ci ha dato fiducia. Esse sono potenti veicoli di comunicazione, emozioni di significato per la storia di ognuno, meccanismi di contagio tra le persone che abitano l’organizzazione.

Spesso però questo aspetto viene dato per assodato lasciando spegnere lentamente il fuoco che alimenta il senso di appartenenza nel gruppo, è necessario ricordare quindi quanto le emozioni in un team siano contagiose e strategiche soprattutto nella gestione di processi di cambiamento e nel raggiungimento di obiettivi sfidanti.

Molti progetti trasformativi in azienda falliscono a causa del mancato coinvolgimento delle persone e della scarsa capacità di fare leva sulle loro competenze emotive oltre a quelle tecniche. Nel contesto economico odierno, saper navigare le proprie emozioni e sentimenti diventa sostanziale per poter essere un leader “trasformativo”, carismatico e dotato di competenza emotiva capace di accompagnare la propria squadra oltre i limiti indotti dalla competitività del mercato.

In ogni percorso formativo che ci coinvolge nelle organizzazioni, parliamo sempre del potere e della forza delle emozioni come un motore del nostro percepire ed agire ogni ambito della nostra vita professionale e non.

Possiamo iscriverci a molteplici corsi sullo gestione dello stress o della rabbia, sull’ autostima o sulla comunicazione efficace ma se non rivolgiamo lo sguardo dentro noi per scavare a fondo e porci le giuste domande sull’ origine di quella emozione, dovremmo impiegare il doppio dell’energia per raggiungere l’obiettivo!

Lavorare con le emozioni e formarsi costantemente per comprendere quali sono le emozioni che richiedono consapevolezza ed intelligenza emotiva significa anche questo: considerare le emozioni non solo di oggi oppure esclusivamente proiettati al domani ma dare valore alla nostra storia ed come noi abbiamo vissuto, interpretato e consapevolizzato quell’emozione fin da piccoli.
Ritrovare quelle emozioni nel bambino che ancora c’è in noi, accoglierle e consapevolizzarle in un processo di miglioramento continuo!

Emozioni e sentimenti infatti guidano le persone, le persone nelle organizzazioni realizzano la performance!

Per approfondimenti suggeriamo la visione del video “Il potere dell’empatia di Brené Brown” https://youtu.be/nSVyLBsQO0A
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