Il Coaching e la metafora del Golf: la visone di campo! - Salef
17129
post-template-default,single,single-post,postid-17129,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-theme-ver-16.1,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.7,vc_responsive
 
Il Coaching e la metafora del Golf: la visone di campo!

Il Coaching e la metafora del Golf: la visone di campo!

Alessandro,cosa sono queste sessioni di coaching aziendale che proponete in azienda?”

Fabio, perchè ci suggerisci sessioni di coaching motivazionale?”

Il Coaching e la metafora del Golf: la visone di campo!

Il Coaching e la metafora del Golf: la visone di campo!

Molte domande simili a queste ci vengono poste da chi ci segue, da chi incontriamo e con piacere notiamo quanto la tematica del coaching sia oggi sempre più sentita e percepita. Sono sempre di più le organizzazioni che si affidano ad un corso di coaching per integrare la formazione tradizionale e di base. Si sente parlare molto spesso di coaching rivolto ai singoli individui e meno di quella metodologia di coaching rivolto ai team professionali, un ambito in parte inesplorato per alcuni contesti culturali del nostro territorio.

Per fare ordine, cos’è il coaching?

In supporto ci viene AICP, Associazione italiana coaching professionisti, la quale definisce il coaching come: “un metodo di sviluppo dei singoli, dei gruppi e delle organizzazioni, basato sul riconoscimento, la valorizzazione e l’allenamento delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi definiti dal cliente (coachee) e con l’eventuale committente.”

Chi è il coach?

Ci sono oggi molte figure legate al coach: mental coach, life coach, business coach ecc ma in generale secondo Andrea Parisi in AICP: “Un vero Coach viene contattato da un cliente, che esso sia imprenditore pronto a migliorare la propria performance lavorativa, accrescere la Leadership, migliorare il gruppo di lavoro, con obiettivi professionali (Business Coach o Team Coaching) o  persona che abbia voglia di migliorare la propria posizione, aumentare il potenziale e la propria autostima e di raggiungere obiettivi di vita (Life Coach) e intraprendono una collaborazione stretta (partnership), attraverso un percorso creativo e stimolante volto a massimizzare il potenziale personale/professionale del cliente (coachee)”.

Completamente d’accordo ed in linea con questa definizione, ci piacerebbe raccontarvi chi siamo noi e come traduciamo in azione queste linee guida sopra descritte: lavoriamo insieme a voi per avviare trasform-azioni professionali, per permettere agli attori principali dell’esperienza di acquisire una piena consapevolezza del loro potenziale e per poter attivare risorse a volte nascoste ma necessarie e soprattutto quelle azioni concrete che comportino un miglioramento della performance.

Siamo dei facilitatori impegnati ad attivare la motivazione ed il decision making non proponendo mai le soluzioni ma ponendo domande potenti ed evocative per il gruppo e per il professionista che ne fa parte, domande che inevitabilmente rimbalzano anche sulla cultura dell’organizzazione di oggi e di domani.

Per meglio comprendere cos’è il coaching come pratica e come attività, vi proponiamo la metafora del golf, spesso utilizzata anche in ambito cinematografico.

Il gioco del golf è considerato da molti uno sport per pochi appassionati perchè la sua lentezza e la sua scarsa vivacità non lo rendono spesso emotivamente coinvolgente. In realtà c’è un aspetto affascinante in questo sport ossia la capacità di riuscire ad indirizzare a grandi distanze quella piccola pallina bianca, la quale richiede al golfista una concentrazione massima ed uno stile unico. Come in questo sport ,anche nella vita tutti siamo chiamati a colpire con stile la nostra pallina, a centrare la buca con competenza e professionalità ma ci sono fasi durante le quali ci sembra di aver perso il nostro stile e… non riusciamo più a vedere il campo! Quando ci accorgiamo di questo, proviamo un enorme senso di disorientamento,rammarico e demotivazione!

Nel film “La leggenda di Bagger Vance” diretto da Robert Redford uscito nelle sale nel 2000, uno straordinario attore Matt Damon incarna questa fase della vita personale durante la quale ci sembra di aver “perso lo swing” e la brillantezza che ci contraddistingue. Egli tenta di recuperare la sua originalità ma senza risultati perchè quello che gli manca non è la competenza tecnica ma la percezione del terreno sul quale sta giocando, la consapevolezza della meta da raggiungere e la visione di insieme.
Metaforicamente, vedere il campo non significa quindi allinearsi nella linea di tiro, ma sentirsi parte del campo stesso e vederlo con il cuore prima che con gli occhi.
Nel film Will Smith, nel ruolo del caddy, aiuta il protagonista a superare alcuni tra i suoi blocchi emotivi, le sue paure più grandi non fornendo mai la soluzione ai suoi problemi anzi ponendo molte domande potenti alle quali il protagonista deve trovare la sua risposta personale! Con la massima fiducia il caddy attende sia egli stesso a ritrovare le risorse interiori per agire come protagonista del cambiamento.

Il ruolo del lifecoach, business coach e del formatore è proprio questo, ossia generare consapevolezza nell’altro perchè egli possa nuovamente vedere il campo da gioco aprendo mente e cuore a nuovi orizzonti. Non offre soluzioni ma porta a galla le sue potenzialità perchè egli stesso possa riconoscere quale via intraprendere.

Come nel golf, anche nella vita le avversità a volte ci portano a perdere la rotta e la lucidità ma quando decidiamo di attivare le nostre risorse interiori allora siamo in grado di liberare le nostre potenzialità e ritornare ad avere una visione lucida del nostro campo da gioco.

In un dialogo tratto dal film “La leggenda di Bagger Vance” il caddy dice“…Osserva Jones; lui fa in modo di mettersi in contatto con se stesso, ha tanti colpi tra cui scegliere ma c’è soltanto un colpo che è in perfetta armonia col campo, un colpo che è il suo, un colpo autentico e lui sceglierà proprio quel colpo, c’è un colpo perfetto che cerca di raggiungere ciascuno di noi non dobbiamo far altro che toglierci dalla sua scia e lasciare che lui scelga noi. Guardalo: è nel campo, vedi quella bandiera? È un bel drago da sconfiggere, ma se lo guardi bene vedrai il punto in cui le maree, le stagioni e il roteare della terra tutto si incontra e tutto ciò che è diventa uno, tu devi cercare il tuo posto col cuore. Non pensarci troppo, sentilo. Non ti posso portare io, spero solo di aiutarti a trovare la via, ci sei solo tu – la palla – la bandiera e tutto ciò che sei.”

Con questa visione di insieme, quando siamo in relazione con il gruppo in percorsi di life coaching o di coaching emozionale, non ci dimentichiamo mai nell’individuo e del suo sistema, come collegamento tra il gruppo stesso e l’azienda. Ecco perché per noi un team coaching comprende sempre anche un livello individuale di analisi.

Proprio in questi giorni di nuovi incontri, abbiamo ripreso un progetto presso un Ente pubblico di Ricerca avviando percorsi di coaching aziendale; una partnership che ci lega a questa realtà da tempo e che troviamo sempre affascinante ed accogliente. Un ente pubblico di eccellenza che investe nella formazione manageriale dei suoi ricercatori e tecnologi e che crede nel coaching come strumento, metodo, strategia per supportare i propri collaboratori.

Risorse:

http://www.associazionecoach.com/pagine-di-coaching/cose-il-coaching/

http://www.associazionecoach.com/the-importance-of-being-coach/

https://it.wikipedia.org/wiki/La_leggenda_di_Bagger_Vance

 

No Comments

Post A Comment